giovedì 12 aprile 2012

il Der Spiegel

ALPI SACCHEGGIATE

perché le famose montagne del marmo di Michelangelo finiscono nei tubetti di dentifricio come abrasivo


Partiva la mattina sotto le ultime stelle e di rado tornava a casa prima del tramonto. Il padre di Elia Pegollo era “capocava”. Quand'era libero si caricava il piccolo Elia sulle spalle e se lo portava sulle Alpi Apuane. 220 milioni di anni fa s'erano innalzate, un bianco paesaggio lunare in Toscana con boschi, lupi, vipere e piante endemiche.
Lassù gli uomini come “babbo” (il padre di Elia) lavoravano come formiche estraendo dalle cave terrazzate nelle pieghe del monte l'oro bianco. Dalla famosa Cava 46 dove, si dice, un tempo Michelangelo comprò il marmo per il suo David, il puro “statuario” color alabastro che già gli antichi Romani scolpivano. Sono in marmo di Carrara il Marble Arch di Londra e le facciate delle cattedrali di Firenze e Siena.
Oggi Elia Pegollo è un tenace cultore di Yoga sulla settantina. Non è diventato “capocava”, come avrebbe voluto suo padre. E' diventato ambientalista, un lottatore contro la cieca pratica di rapina ai danni della natura basata sul profitto. Ha viaggiato molto nel mondo intero, è stato nelle miniere di columbo-tantalite del Congo dove a mani nude scavano il materiale grezzo impiegato nell'industria dei cellulari, era nelle Ande Colombiane tra gli indiani U'wa che difendono la loro terra dalle multinazionali del petrolio.
Oggi, quando Pegollo è nell'enorme bacino estrattivo tende le orecchie: sui giganti bianchi si sono aperte delle ferite, dorsi montuosi sono stati asportati, con le seghe diamantate gli operai tagliano la roccia come fosse burro. “All'inizio del secolo”, dice Pegollo, “scavavano 100.000 tonnellate l'anno. Ora sono 5 milioni”. Sarebbe come costruire ogni anno un'autostrada da Firenze a Stoccolma. “Questa non è coltivazione, è rapina.”
Da molto tempo la pietra è solo sabbia negli scambi globali. Non viene quasi più tagliata in blocchi: il mercato è dominato dagli scarti di produzione, il detrito. Esso viene ridotto in polvere fine che finisce come abrasivo nel dentifricio, nel sapone. Viene impiegato nell'industria cartiera ed in quella del vetro. Una volta Carrara esportava la propria cultura del marmo in tutto il mondo, oggi le bianche montagne le trovi al supermercato nelle gomme da masticare accanto alla cassa.
Ad un incrocio non lontano dalla cava di Michelangelo si può osservare che volano sia stato per Carrara il commercio globale miliardario della polvere di marmo. Fino a mille carichi al giorno arrancano giù per la strada tortuosa sobbalzando e gemendo tra nuvole di polvere. Incolonnati attraversano Carrara, solo di rado coperti da teli. La polvere bianca ricopre i tetti trasformando la città in un paesaggio invernale e gli abitanti in pazienti polmonari.
Da vent'anni Pegollo lotta contro la brama di profitto delle multinazionali della polvere. La sua associazione di chiama “Salviamo le Apuane. Le loro richieste: ridurre la produzione di marmo, creare posti di lavoro alternativi, implementare il turismo.
Il problema non è l'assenza di leggi e normative: esse stabiliscono chiaramente che a partire da una certa quota il marmo non può essere cavato, che le cave illegali nel parco naturale devono essere chiuse. E' che raramente vengono applicate. “Dobbiamo tornare a produrre più blocchi e meno polvere” dice Pegollo. Per consolarsi visita il laboratorio Nicoli, una delle ultime imprese artigiane del marmo in città. Le altre sono andate in bancarotta, mentre oggi gran parte del marmo viene lavorato in Cina e torna nei negozi di souvenir di Carrara. Statuette del David in polvere di marmo pressata a otto euro.
I Nicoli sono sopravvissuti perché hanno saputo evolversi al passo coi tempi. “Il treno vittorioso della democrazia avrebbe potuto farci perdere il lavoro” dice Francesca Nicoli, 35 anni. “Dopo Mussolini e il tramonto del comunismo nessuno ordinava più statue di dittatori in marmo”. Nonostante ciò la ditta lavora con la Biennale di Venezia e Documenta di Kassel, tra i clienti figurano artisti contemporanei quali Santiago Calatrava, Jenny Holzer, Jan Fabre. “Vorrei che le montagne tornassero a parlare a loro, come parlavano a Michelangelo”, dice Francesca. Elia Pegollo lì accanto annuisce e prevede “se manterremo questi ritmi, in meno di cent'anni le Apuane saranno spianate”.
Fiona Ehlers
(liberamente tradotto da Andrea Benvenuti)   fonte http://www.wildheartoftuscany.com/sezioni/eventi/75-lucca/199-der-speigel-alpi-apuane.html

6 commenti:

gianni ha detto...

ma le riviste italiane non ne parlano ??
siamo propio in italia bah

jouy-carladidi ha detto...

Considerato che anch'io sono su blogspot, ti linko Ciao!

caps ha detto...

jouy-carladidi grazie mille )))

ponticelli ha detto...

Scusate, io avrei tonnellate di foto che ho fatto agli scempi: come posso pubblicarne qualcuna qui con dei nuovi post?

caps ha detto...

ciao ponticelli qui x pubblicare dovrei farti amminisstratore del blog mi sembra fino a 5 amministratori li posso fare non e' che lidea non mi piace ma bisognerebbe almeno conoscerci di persona ))))) comunque se ti va' ti lascio la mail me li poi spedire a me' le foto ))) non ho ancora avuto tempo di farla una mail x questo blog ma provvedo subito xd

caps ha detto...

scempioapuane@libero.it ecco la mail